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Adempimenti

Adempimenti fiscali per il nutrizionista

Regime forfettario o ordinario, i contributi ENPAB (soggettivo, integrativo) e IRAP/IVA per il biologo nutrizionista con partita IVA.

NutriFacileRedazione8 min di lettura

In breve

Il nutrizionista è, nella maggior parte dei casi, un biologo iscritto all'Albo nazionale dei biologi: apre la partita IVA in regime forfettario (imposta sostitutiva 15%, coefficiente di redditività 78%, fino a 85.000 euro di compensi) o ordinario, esattamente come qualunque altro libero professionista. Ciò che lo distingue è la cassa di previdenza obbligatoria, l'ENPAB, a cui versa un contributo soggettivo di almeno il 15% del reddito e un contributo integrativo del 4% addebitato in fattura al paziente. Non paga IRAP, e la prestazione resta esente IVA indipendentemente dal regime scelto. Ogni prestazione comporta inoltre l'emissione della ricevuta, l'eventuale bollo da 2 euro quando il totale supera 77,47 euro e l'invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria entro il 31 gennaio dell'anno successivo.

Chi esercita come nutrizionista è, nella grande maggioranza dei casi, un biologo che ha indirizzato la propria attività alla nutrizione dopo la laurea, iscritto all’Albo nazionale dei biologi. È una distinzione che conta anche dal punto di vista fiscale, perché è proprio l’iscrizione a quell’albo a determinare a quale cassa di previdenza versare i contributi, mentre il resto (regime fiscale, IRAP, scadenze della dichiarazione) segue le regole comuni a qualunque libero professionista.

Due tipi di adempimenti: le decisioni annuali e gli obblighi di ogni visita

Gli obblighi del nutrizionista con partita IVA non sono tutti della stessa natura. Una parte riguarda decisioni che si prendono all’apertura dell’attività e si riesaminano una volta l’anno: il regime fiscale, l’iscrizione alla cassa di previdenza, l’aliquota contributiva soggettiva, la dichiarazione dei redditi. Sono le decisioni di cui si occupano le prossime sezioni, di norma insieme al commercialista, e hanno poche occasioni di sbagliare perché tornano una volta sola nell’arco dell’anno.

Un’altra parte riguarda invece operazioni che si ripetono a ogni prestazione resa al paziente: emettere la ricevuta con gli elementi richiesti, applicare l’imposta di bollo quando il totale la supera, trasmettere i dati della spesa al Sistema Tessera Sanitaria entro la scadenza annuale, registrare l’eventuale opposizione. Un professionista con qualche decina di visite al mese ripete questa sequenza altrettante volte, ed è lì che gli errori tendono a concentrarsi: se ne parla nella sezione dedicata più avanti, insieme alla guida che tratta questi obblighi nel dettaglio operativo.

Regime forfettario o ordinario: la scelta dipende dal fatturato

Sotto gli 85.000 euro annui di compensi, il nutrizionista con partita IVA può restare nel regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% su un reddito imponibile calcolato applicando un coefficiente di redditività, fissato per le professioni sanitarie e scientifiche al 78% dalla tabella allegata alla legge 23 dicembre 2014, n. 190. Nei primi cinque anni di una nuova attività, a condizione di non averne già svolta una simile nei tre anni precedenti, l’imposta sostitutiva scende al 5%. Superare la soglia non comporta l’uscita immediata dal regime: tra 85.000,01 e 100.000 euro si esce dal forfettario l’anno successivo, oltre i 100.000,01 euro già nell’anno in corso.

Chi resta fuori dal forfettario, per scelta o per fatturato, applica il regime ordinario: reddito imponibile calcolato per differenza fra compensi e spese effettivamente sostenute, e IRPEF a scaglioni al posto dell’imposta sostitutiva unica. Dal 2026, per effetto della legge di bilancio 30 dicembre 2025, n. 199, gli scaglioni sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro (la seconda aliquota, ridotta dal 35% dell’anno precedente) e 43% oltre i 50.000 euro, con la riduzione della seconda aliquota che smette di valere sui redditi superiori a 200.000 euro.

L’ENPAB, la cassa di previdenza dei biologi

Chi esercita effettivamente la professione da iscritto all’Albo dei Biologi è tenuto a iscriversi all’ENPAB, l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Biologi. Il contributo soggettivo è pari almeno al 15% del reddito professionale netto, percentuale che l’iscritto può elevare volontariamente ogni anno, con incrementi di un punto percentuale, fino a un massimo del 36%: è la scelta che incide di più sull’importo della futura pensione, e va confermata o modificata ogni anno insieme alla dichiarazione del reddito. A questo si aggiunge un contributo integrativo del 4%, che secondo il regolamento ENPAB va addebitato in fattura al paziente e non è quindi a carico del professionista, a differenza del contributo soggettivo.

I versamenti seguono un calendario proprio, comunicato ogni anno da ENPAB nell’area riservata del sito e distinto da quello della dichiarazione dei redditi: una parte si paga a titolo di acconto sui minimi, il conguaglio si calcola sul reddito effettivamente dichiarato con il Modello 1, la comunicazione annuale obbligatoria del reddito professionale.

L’IRAP non si paga più, l’IVA resta comunque esente

L’IRAP non è dovuta da nessun libero professionista che eserciti in forma individuale, indipendentemente dal fatturato e dall’organizzazione dello studio: l’esclusione, introdotta dall’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, vale dal periodo d’imposta 2022 e riguarda le persone fisiche, non gli studi associati o le società. L’IVA non compare mai in fattura nel regime forfettario; nel regime ordinario resta comunque esente per la prestazione sanitaria resa alla persona, ai sensi dell’articolo 10 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, un’esenzione legata alla natura sanitaria della prestazione, non al regime fiscale scelto.

La ricevuta, il bollo e il Sistema Tessera Sanitaria: gli obblighi di ogni prestazione

Per ogni prestazione resa a un paziente persona fisica, il nutrizionista emette una ricevuta o fattura in esenzione IVA: un documento cartaceo o analogico digitale, perché per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche l’emissione tramite Sistema di Interscambio è vietata, un divieto diventato permanente con il decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, dopo essere stato prorogato di anno in anno dal 2019. Le prestazioni rese a soggetti diversi dalla persona fisica, per esempio una consulenza a un’azienda, seguono invece le regole ordinarie della fatturazione elettronica.

Sul documento va indicata anche l’imposta di bollo da 2 euro, dovuta quando l’importo supera 77,47 euro, ai sensi dell’articolo 13 della Tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642. La soglia si valuta sul totale del documento, non sul solo compenso: il contributo integrativo ENPAB del 4% concorre a quel totale, per cui una prestazione da 75 euro di compenso arriva a 78 euro con il contributo aggiunto e supera la soglia, mentre calcolata sul solo compenso resterebbe sotto.

I dati della spesa vanno poi trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria, perché compaiano nella dichiarazione precompilata del paziente: il termine, dalle spese sostenute nel 2025, è annuale ed è fissato al 31 gennaio dell’anno successivo, per effetto dello stesso decreto legislativo 81/2025, che ha sostituito le precedenti scadenze semestrali. Il paziente può opporsi a questa trasmissione: quando lo fa, il documento viene comunque trasmesso, ma con il contrassegno dell’opposizione e senza il suo codice fiscale, così che la spesa non gli venga attribuita.

Questi passaggi, dalla ricevuta all’invio al Sistema TS, sono trattati nel dettaglio operativo, comprese le sanzioni per omessa o tardiva trasmissione, nella guida dedicata alle ricevute sanitarie e al Sistema TS.

Le scadenze della dichiarazione dei redditi

Il modello Redditi Persone Fisiche si presenta in via telematica entro il 2 novembre 2026, o in forma cartacea entro il 30 giugno, secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate per l’anno d’imposta 2025. Il saldo e il primo acconto IRPEF si versano di norma entro il 30 giugno, con la possibilità di posticipare al 30 luglio pagando una maggiorazione dello 0,4%; per i titolari di partita IVA soggetti agli indici sintetici di affidabilità e per i forfettari, che sono la maggioranza di chi esercita questa professione, quel termine viene quasi sempre prorogato con un decreto specifico, diverso ogni anno, per cui conviene verificarlo di volta in volta invece di darlo per scontato. Il secondo acconto si versa invece sempre il 30 novembre, senza proroghe ricorrenti.

Cosa verificare prima di aprire la partita IVA

L’ordine conviene sia questo: prima l’iscrizione all’Albo dei Biologi, che rende obbligatoria l’iscrizione all’ENPAB e su questo punto non c’è margine di scelta; poi il regime fiscale, che dipende dal fatturato previsto e resta rivedibile di anno in anno; infine il codice ATECO da indicare in fase di apertura della partita IVA, che va verificato con il proprio commercialista, perché la classificazione è stata aggiornata nel corso del 2025 e non tutte le posizioni già aperte risultano allineate alla versione più recente. Le aliquote e i minimi ENPAB vengono rivalutati ogni anno: è sempre il sito dell’ente a riportare l’importo in vigore, non una guida generale come questa.

Conviene anche decidere da subito come gestire ricevute, bollo e invio al Sistema TS, perché sono adempimenti che partono dalla prima visita e lasciano poco margine per essere organizzati dopo, quando le ricevute da correggere sono già decine.

Cosa cambia quando questi passaggi li gestisce il software

Gli adempimenti annuali restano materia del commercialista: nessun software sceglie il regime fiscale o l’aliquota contributiva soggettiva al posto del professionista. Quelli che si ripetono a ogni prestazione sono invece per natura deterministici, nel senso che data una prestazione, un prezzo e un paziente esiste un solo documento corretto e una sola comunicazione dovuta, e sono anche quelli su cui un gestionale pensato per la nutrizione può intervenire.

In NutriFacile la soglia del bollo si applica in automatico sul totale della ricevuta, comprensivo del contributo integrativo ENPAB, così che il calcolo descritto sopra non vada rifatto a mano prestazione per prestazione. La numerazione delle ricevute è progressiva e senza interruzioni, con lo storico ordinato per mese ed esportabile in CSV per il commercialista. L’opposizione del paziente alla trasmissione è un dato della singola ricevuta, indicato al momento dell’emissione: da lì in avanti la trasmissione al Sistema TS si comporta di conseguenza, senza che il professionista debba ricordarsene al momento dell’invio, e ogni invio resta registrato con l’esito restituito dal Sistema TS, così come arriva.

Per ogni incasso il sistema stima anche l’imposta sostitutiva o l’IRPEF dovuta e il contributo ENPAB da accantonare, indicando l’importo da mettere da parte e il netto residuo: una stima, non una dichiarazione, ma sufficiente per non scoprire a giugno quanto tenere fermo.

Domande frequenti

Fino a quando si può restare in regime forfettario?
Fino a 85.000 euro di compensi annui. Tra 85.000 e 100.000 euro l'uscita dal regime decorre dall'anno successivo; oltre 100.000,01 euro è immediata, già nell'anno in corso.
Quanto si versa all'ENPAB come contributo soggettivo e integrativo?
Il contributo soggettivo è almeno il 15% del reddito professionale netto, elevabile su base volontaria fino al 36%. Il contributo integrativo è il 4% ed è addebitato in fattura al paziente, quindi non è a carico del professionista.
Quando scatta il bollo da 2 euro se in ricevuta compare anche il contributo integrativo ENPAB?
La soglia di 77,47 euro si valuta sul totale del documento, comprensivo del contributo integrativo del 4%, non sul solo compenso. Una prestazione da 75 euro di compenso arriva a 78 euro di totale con il contributo aggiunto, e supera quindi la soglia.
Il nutrizionista paga l'IRAP?
No, se esercita in forma individuale, indipendentemente dal fatturato: l'esclusione vale dal periodo d'imposta 2022 e non si estende agli studi associati o alle società.
Cosa succede se un paziente si oppone alla trasmissione dei dati al Sistema TS?
Il documento viene comunque trasmesso, ma con il contrassegno dell'opposizione e senza il codice fiscale del paziente, così che la spesa non gli venga attribuita nella dichiarazione precompilata.

A cura di

NutriFacile, Redazione

La redazione di NutriFacile cura i contenuti su software, trattamento dei dati e adempimenti dello studio, verificando ogni fonte normativa prima della pubblicazione. I contenuti clinici restano privi di firma finché non vengono rivisti da un professionista sanitario.

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