Indice della guida
Adempimenti
Adempimenti fiscali per il dietologo
Regime forfettario o ordinario, i contributi ENPAM (Quota A e Quota B) e IRAP/IVA per il dietologo, medico specialista in Scienza dell'alimentazione.
In breve
Il dietologo è un medico chirurgo specializzato in Scienza dell'alimentazione, iscritto all'Ordine dei Medici. Il regime fiscale della partita IVA segue le stesse regole di qualunque libero professionista: forfettario fino a 85.000 euro di compensi, con coefficiente di redditività 78%, oppure ordinario oltre quella soglia. Essendo medico, versa però i contributi previdenziali all'ENPAM anziché a una cassa specifica della nutrizione: la Quota A, un importo fisso per fascia d'età (da 152,37 euro per gli studenti a 2.049,83 euro dai 40 anni in su), e la Quota B, un'aliquota del 19,50% (o del 9,75% se già coperto da un'altra previdenza obbligatoria) sul reddito da libera professione. Ogni prestazione comporta inoltre l'emissione della ricevuta, l'eventuale bollo da 2 euro quando il compenso supera 77,47 euro e l'invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria entro il 31 gennaio dell'anno successivo.
Il dietologo è un medico chirurgo che ha conseguito la specializzazione in Scienza dell’alimentazione, iscritto all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della propria provincia. È l’unica delle tre figure che si occupano di nutrizione a essere, prima di tutto, un medico: una differenza che nella pratica clinica apre alla prescrizione di farmaci in un contesto patologico, e che sul piano fiscale significa versare i contributi previdenziali non a una cassa specifica della nutrizione, ma all’ENPAM, la stessa di ogni altro medico e odontoiatra italiano.
Due tipi di adempimenti: le decisioni annuali e gli obblighi di ogni visita
Gli obblighi del dietologo con partita IVA non sono tutti della stessa natura. Una parte riguarda decisioni che si prendono all’apertura dell’attività e si riesaminano una volta l’anno: il regime fiscale, l’iscrizione all’ENPAM, le aliquote di Quota A e Quota B, la dichiarazione dei redditi. Sono le decisioni di cui si occupano le prossime sezioni, di norma insieme al commercialista, e hanno poche occasioni di sbagliare perché tornano una volta sola nell’arco dell’anno.
Un’altra parte riguarda invece operazioni che si ripetono a ogni prestazione resa al paziente: emettere la ricevuta con gli elementi richiesti, applicare l’imposta di bollo quando l’importo la supera, trasmettere i dati della spesa al Sistema Tessera Sanitaria entro la scadenza annuale, registrare l’eventuale opposizione. Un professionista con qualche decina di visite al mese ripete questa sequenza altrettante volte, ed è lì che gli errori tendono a concentrarsi: se ne parla nella sezione dedicata più avanti, insieme alla guida che tratta questi obblighi nel dettaglio operativo.
Regime forfettario o ordinario: la scelta dipende dal fatturato
Sotto gli 85.000 euro annui di compensi da libera professione, il dietologo con partita IVA può restare nel regime forfettario, che prevede un’imposta sostitutiva del 15% su un reddito imponibile calcolato applicando un coefficiente di redditività, fissato per le professioni sanitarie e scientifiche al 78% dalla tabella allegata alla legge 23 dicembre 2014, n. 190. Nei primi cinque anni di una nuova attività, a condizione di non averne già svolta una simile nei tre anni precedenti, l’imposta sostitutiva scende al 5%. Superare la soglia non comporta l’uscita immediata dal regime: tra 85.000,01 e 100.000 euro si esce dal forfettario l’anno successivo, oltre i 100.000,01 euro già nell’anno in corso.
Chi resta fuori dal forfettario, per scelta o per fatturato, applica il regime ordinario: reddito imponibile calcolato per differenza fra compensi e spese effettivamente sostenute, e IRPEF a scaglioni al posto dell’imposta sostitutiva unica. Dal 2026, per effetto della legge di bilancio 30 dicembre 2025, n. 199, gli scaglioni sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro (la seconda aliquota, ridotta dal 35% dell’anno precedente) e 43% oltre i 50.000 euro, con la riduzione della seconda aliquota che smette di valere sui redditi superiori a 200.000 euro.
L’ENPAM: Quota A e Quota B
Il dietologo, come ogni medico iscritto all’albo, è tenuto a versare i contributi al Fondo di Previdenza Generale dell’ENPAM, l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri, un obbligo che vale indipendentemente dal fatto che eserciti anche come dipendente o convenzionato, e che per chi ha anche una libera professione si articola in due contributi distinti.
La Quota A è un importo fisso, uguale per tutti gli iscritti a parità di fascia d’età: per il 2026 è di 152,37 euro l’anno per gli studenti, 304,73 euro fino a 30 anni, 591,47 euro dai 30 ai 35 anni, 1.109,92 euro dai 35 ai 40 anni e 2.049,83 euro dai 40 anni in su, a cui si aggiunge un contributo di 84,26 euro l’anno per la copertura di maternità, adozione e interruzione di gravidanza. È dovuta dal mese successivo all’iscrizione all’albo fino al pensionamento o alla cancellazione, e si versa in un’unica soluzione oppure a rate, fino a otto, attivando la domiciliazione bancaria.
La Quota B, invece, si calcola sul reddito effettivamente prodotto con la libera professione: l’aliquota intera è del 19,50% fino a 150.000 euro di reddito netto, con l’1% sulla parte eccedente, e scende al 9,75% per chi è già iscritto a un’altra forma di previdenza obbligatoria (per esempio come dipendente del Servizio sanitario nazionale) o è già pensionato.
L’IRAP non si paga più, l’IVA resta comunque esente
L’IRAP non è dovuta da nessun libero professionista che eserciti in forma individuale, indipendentemente dal fatturato e dall’organizzazione dello studio: l’esclusione, introdotta dall’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, vale dal periodo d’imposta 2022 e riguarda le persone fisiche, non gli studi associati o le società. L’IVA non compare mai in fattura nel regime forfettario; nel regime ordinario resta comunque esente per la prestazione sanitaria resa alla persona, ai sensi dell’articolo 10 del DPR 26 ottobre 1972, n. 633, un’esenzione legata alla natura sanitaria della prestazione, non al regime fiscale scelto.
La ricevuta, il bollo e il Sistema Tessera Sanitaria: gli obblighi di ogni prestazione
Per ogni prestazione resa a un paziente persona fisica, il dietologo emette una ricevuta o fattura in esenzione IVA: un documento cartaceo o analogico digitale, perché per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche l’emissione tramite Sistema di Interscambio è vietata, un divieto diventato permanente con il decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81, dopo essere stato prorogato di anno in anno dal 2019. Le prestazioni rese a soggetti diversi dalla persona fisica, per esempio una consulenza a un’azienda, seguono invece le regole ordinarie della fatturazione elettronica.
Sul documento va indicata anche l’imposta di bollo da 2 euro, dovuta quando l’importo supera 77,47 euro, ai sensi dell’articolo 13 della Tariffa allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642. A differenza di quanto accade per il nutrizionista, che addebita in fattura il contributo integrativo ENPAB, l’ENPAM non prevede una rivalsa da applicare in fattura: la soglia si valuta quindi sul solo compenso indicato nel documento, senza altre voci ad alzare il totale.
I dati della spesa vanno poi trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria, perché compaiano nella dichiarazione precompilata del paziente: il termine, dalle spese sostenute nel 2025, è annuale ed è fissato al 31 gennaio dell’anno successivo, per effetto dello stesso decreto legislativo 81/2025, che ha sostituito le precedenti scadenze semestrali. Il paziente può opporsi a questa trasmissione: quando lo fa, il documento viene comunque trasmesso, ma con il contrassegno dell’opposizione e senza il suo codice fiscale, così che la spesa non gli venga attribuita.
Questi passaggi, dalla ricevuta all’invio al Sistema TS, sono trattati nel dettaglio operativo, comprese le sanzioni per omessa o tardiva trasmissione, nella guida dedicata alle ricevute sanitarie e al Sistema TS.
Le scadenze della dichiarazione dei redditi
Il modello Redditi Persone Fisiche si presenta in via telematica entro il 2 novembre 2026, o in forma cartacea entro il 30 giugno, secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate per l’anno d’imposta 2025. Il saldo e il primo acconto IRPEF si versano di norma entro il 30 giugno, con la possibilità di posticipare al 30 luglio pagando una maggiorazione dello 0,4%; per i titolari di partita IVA soggetti agli indici sintetici di affidabilità e per i forfettari, quel termine viene quasi sempre prorogato con un decreto specifico, diverso ogni anno. Il secondo acconto si versa invece sempre il 30 novembre. I contributi ENPAM seguono un calendario proprio, distinto da quello della dichiarazione dei redditi, e vanno verificati ogni anno nell’area riservata del sito dell’ente.
Cosa verificare prima di aprire la partita IVA
L’ordine conviene sia questo: prima l’iscrizione all’Ordine dei Medici, che rende automatica l’iscrizione all’ENPAM; poi il regime fiscale della libera professione, che dipende dal fatturato previsto e resta rivedibile di anno in anno; infine il codice ATECO, da verificare con il proprio commercialista perché la classificazione è stata aggiornata nel corso del 2025. Le aliquote di Quota A e Quota B vengono rivalutate ogni anno dal consiglio di amministrazione dell’ENPAM: è sempre il sito dell’ente a riportare l’importo in vigore, non una guida generale come questa.
Conviene anche decidere da subito come gestire ricevute, bollo e invio al Sistema TS, perché sono adempimenti che partono dalla prima visita e lasciano poco margine per essere organizzati dopo, quando le ricevute da correggere sono già decine.
Cosa cambia quando questi passaggi li gestisce il software
Gli adempimenti annuali restano materia del commercialista: nessun software sceglie il regime fiscale o le aliquote ENPAM al posto del professionista. Quelli che si ripetono a ogni prestazione sono invece per natura deterministici, nel senso che data una prestazione, un prezzo e un paziente esiste un solo documento corretto e una sola comunicazione dovuta, e sono anche quelli su cui un gestionale pensato per la nutrizione può intervenire.
In NutriFacile la soglia del bollo si applica in automatico sul totale della ricevuta, così che il calcolo non vada rifatto a mano prestazione per prestazione. La numerazione delle ricevute è progressiva e senza interruzioni, con lo storico ordinato per mese ed esportabile in CSV per il commercialista. L’opposizione del paziente alla trasmissione è un dato della singola ricevuta, indicato al momento dell’emissione: da lì in avanti la trasmissione al Sistema TS si comporta di conseguenza, senza che il professionista debba ricordarsene al momento dell’invio, e ogni invio resta registrato con l’esito restituito dal Sistema TS, così come arriva.
Per ogni incasso il sistema stima anche l’imposta sostitutiva o l’IRPEF dovuta e i contributi ENPAM da accantonare, indicando l’importo da mettere da parte e il netto residuo: una stima, non una dichiarazione, ma sufficiente per non scoprire a giugno quanto tenere fermo.
Domande frequenti
- Fino a quando si può restare in regime forfettario?
- Fino a 85.000 euro di compensi annui. Tra 85.000 e 100.000 euro l'uscita dal regime decorre dall'anno successivo; oltre 100.000,01 euro è immediata, già nell'anno in corso.
- Quanto sono la Quota A e la Quota B dell'ENPAM?
- La Quota A è fissa per fascia d'età, da 152,37 euro l'anno per gli studenti a 2.049,83 euro dai 40 anni in su, più 84,26 euro di contributo maternità. La Quota B è il 19,50% del reddito da libera professione fino a 150.000 euro, con l'1% sulla parte eccedente, e scende al 9,75% per chi è già coperto da un'altra previdenza obbligatoria.
- Il contributo ENPAM va indicato in fattura al paziente?
- No. A differenza del contributo integrativo ENPAB o della rivalsa INPS, l'ENPAM non prevede una rivalsa da applicare in fattura: Quota A e Quota B restano interamente a carico del medico.
- Quando scatta il bollo da 2 euro sulla ricevuta del dietologo?
- Quando il compenso indicato nel documento supera 77,47 euro. A differenza del nutrizionista e del dietista, il dietologo non ha un contributo da aggiungere in fattura che possa far scattare la soglia con un importo di compenso inferiore.
- Il dietologo paga l'IRAP?
- No, se esercita in forma individuale, indipendentemente dal fatturato: l'esclusione vale dal periodo d'imposta 2022 e non si estende agli studi associati o alle società.
Fonti
- Agenzia delle Entrate, Regime forfetario
- Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1 (istituzione del regime forfettario)
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199, art. 1 (legge di bilancio 2026, scaglioni IRPEF)
- Legge 30 dicembre 2021, n. 234, art. 1, commi 8-9 (esclusione IRAP per le persone fisiche)
- DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 10 (operazioni esenti da IVA)
- ENPAM, Contributi di Quota A
- ENPAM, Aliquota intera Quota B
- ENPAM, Aliquota ridotta Quota B
- Agenzia delle Entrate, Modello Redditi Persone Fisiche 2026, quando e come presentarlo
- DPR 26 ottobre 1972, n. 642, Tariffa Allegato A, art. 13 (imposta di bollo sui documenti esenti IVA)
- Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 81 (divieto permanente di fattura elettronica per prestazioni sanitarie e nuovi termini Sistema TS)
A cura di
NutriFacile, Redazione
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- Ricetta bianca elettronica per dietologiChi può prescrivere, catalogo AIFA, trasmissione al Sistema TS e codici al paziente.